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 I decani

Durante la serata sono state ricordate alcune personalità che più di altre hanno segnato la storia del cestismo Jonico. Il Comitato Provinciale ha voluto donare loro il volume che questi atleti, dirigenti e allenatori hanno scritto insieme ai loro compagni.

 

Adone SARCINELLA.
Con gli scomparsi fratelli Ugo, Filippo e Italo ha praticato da giovanissimo la pallacanestro con i campionati della Gil. Nel dopoguerra è stato uno dei giocatori fondamentali del cestismo tarantino. Apprezzato soprattutto per le doti di saggezza tecnica sul campo. Nei campionati federali ha giocato in squadre aziendali dalle quali è approdato alla Polisportiva Taranto, la prima società sportiva tarantina del dopoguerra, assolvendo anche al compito di allenatore. E’ con l’Ina Taranto (nei duelli con la rivale formazione del Csi) che Adone Sarcinella ha colto i più significativi risultati personali, costituendo con i vari Tamborrino, De Cuia, Giulio La Malfa, Gerani un sodalizio umano oltre che cestistico di notevole solidità. Ha conseguito diverse promozioni. Si è cimentato con successo anche come allenatore, guidando squadre composte di giovani,come la Fiamma Taranto, la Pallacanestro Taranto. Ha abbandonato i campi (non i parquet, che a quei tempi Taranto non aveva) agli inizi degli anni Sessanta, lasciando il ricordo di una personalità matura ricca di spiccata umanità.

Angelo e Salvatore BUONSANTI
Avvio nelle organizzazioni giovanili degli anni Trenta, quindi passaggio al Cral Dopolavoro Arsenale, insieme con i Sabato, Nigro, Andrenucci, La Malfa, Sarcinella, Gerani, nel gruppo di qualificati praticanti. Nel dopoguerra riprendono a giocare. Nell’anno sportivo 47-48, con la Dante Alighieri ottengono la promozione dalla 1a Divisione in serie B (a carattere interregionale). Salvatore si rende protagonista anche di un evento, per l’epoca: il trasferimento in una squadra barese per una stagione. Chiudono l’attività intorno alla fine degli anni quaranta.

Antonio “Tonino” TAMBORRINO
Una delle personalità più vivide che il cestismo tarantino abbia mai avuto, un personaggio dal forte carisma che ha attraversato gran parte dei settanta anni della pallacanestro jonica da vero protagonista, come giocatore ma soprattutto come allenatore, affrontando tutte le partite con leale combattività agonistica. Colse il suo primo successo personale in divisa militare: con la romana Caserma Romagnoli, vinse la Coppa “Bruno Mussolini”, una competizione alla quale partecipavano i migliori club civili, perché considerata una sorta di Coppa Italia. Fu per lui un trampolino per la sua attività cestistica. Tonino Tamborrino è uno dei personaggi ai quali il movimento cestistico tarantino deve moltissimo. Il ”principale”, come i suoi allievi e gli amici lo chiamavano per i suoi cortesi ma fermi tratti, ha traghettato la pallacanestro tarantina verso quello che poi sarà definito “basket”, con competenza e mano sicura, riuscendo a trasmettere gli elementi del “nuovo” ai “senatori” Sarcinella, La Malfa, Gerani e ai giovani, come Pavone. Se la pallacanestro tarantina nei lontani anni Cinquanta-Sessanta, pur nello spartano teatro della XXV luglio, è passata dall’empirismo alla programmazione tecnica, una gran parte di merito va attribuita al “principale” che puntò l’attenzione sulla preparazione individuale, sui “fondamentali” e sul gioco organizzato di squadra. Ha giocato e allenato squadre con le quali ha riportato promozioni e successi (vanta 14 promozioni in carriera). Il suo nome è legato soprattutto all’Ina Taranto, la società guidata dal dott. Vergara con il quale costituì un felice sodalizio umano e sportivo. Tonino Tamborrino allenò anche come la Fiamma che portò in serie B. Quando l’Ina Taranto riprese l’attività dopo due anni d’interruzione, Tamborrino ancora una volta si mise al lavoro per forgiare (e non soltanto tecnicamente) nuove generazioni di giocatori che gli dettero grandi risultati: tra i molti suoi allievi, un terzetto che gli darà soddisfazione, composto da Ciccio Vitti, Gianni Russo ed Ermanno Iaci. Fu ancora alla guida della Dioguardi Basket, una fucina di giovani talenti e, ancora nel gruppo sportivo Moro, al fianco del direttore Mario Scialpi e dell’insegnante Michele Di Leo, per creare e sostenere un modello di società sportiva votata al basket rimasto indimenticato. Nel libro, c’è una foto emblematica che ritrae Tonino Tamborrino con dei piccoli allievi: è un passaggio significativo della sua stagione trascorsa nella pallacanestro. Ha ritirato il volume il figlio Sabino, ex giocatore, naturalmente di basket.

Claudia BALESTRIERI
Allieva di Dario Maggi, il suo percorso cestistico si sviluppa nel Cras,nel quale matura tecnicamente. Dopo aver preso parte a diversi raduni e selezioni, partecipa agli Europei juniores di Cagliari, con 6 presenze complessive in azzurro. Risiede a Roma.

Claudio SABATO
Ha cominciato a praticare la pallacanestro giovanissimo con le formazioni della Gil, del Cras Arsenale e della Dante Alighieri. Con quest’ultima squadra conseguì la promozione in serie nell’anno sportivo 46-47. Fece parte del Csi, la squadra rivale dell’Ina nei campionati di serie C negli anni del dopoguerra.

Emilio BANDIERA
Ha iniziato nella metà degli anni Trenta a praticare la palla-al-cesto con le formazioni giovanili dell’epoca, cimentandosi nei ludi juveniles. Nel dopoguerra è passato a giocare a pallacanestro nel Cral S.Giorgio e quindi nella squadra del Centro Sportivo Italiano, con la quale ha preso parte alla serie C.

Ermanno IACI
Allievo di Tonino Tamborrino, con gli altri tre fratelli. Ha giocato nell’Ina Taranto negli anni della maggiore rivalità con la Ricciardi allenata da Giorgio De Marchi e la Fiamma guidata da Luciano Mignini. Come allenatore, vanta la partecipazione ad una finale nazionali juniores con la Ricciardi, oltre a incarichi svolti a Brindisi e Bari. Conseguito il diploma di maestro di sport presso la Scuola Centrale del Coni, è stato nel Settore squadre nazionale per tre anni, assistent coach di Giancarlo Primo con il quale è stato sulla panchina nei Mondiali diManila del ’78 (terzo posto sfuggito sul filo di sirena per un canestro realizzato dal brasiliano Marcel); ancora con Primo ai Campionati Mondiali militari nello stesso anno ’78, e in tornei internazionali. Per conto del Settore tecnico nazionale ha espletato compiti di selezionatore,oltre che clinic di aggiornamento per allenatori. Con la sostituzione di Giancarlo Primo quale commissario tecnico della Nazionale, cessa il rapporto di Iaci (di Iaci e Vitti) con il Settore squadre nazionali. Risiede a Cagliari. Ha ritirato il volume il fratello Gianni, uno dei quattro moschettieri, com erano chiamati all’epoca i quattro Iaci.

Giovanni RUSSO
Anch’egli allievo di Tamborrino, ha percorso la medesima strada agonistica di Iaci e di Vitti nell’Ina e nell’attività professionale. Da giocatore, è stato convocato al 1° Centro di addestramento federale nazionale con gli altri tarantini Rundo e Gaetano Lombardi. Dopo il diploma di maestro di sport, è stato chiamato da Giancarlo Primo nel Settore squadre nazionali per il quale ha espletato diversi incarichi di carattere tecnico (clinic, corsi, selezioni). E’ stato sulla panchina della nazionale cadetta agli Europei di Damasco nell’80 (medaglia d’argento). Nel 1979, per conto del Settore nazionale ha frequentato negli Usa due lunghi corsi di aggiornamento presso altrettante Università. Anche questa esperienza ha riportato nei numerosi incarichi quale allenatore di squadre di serie B e C, in Puglia e Lucania. Ha conseguito diverse promozioni, una delle quali (in B2) con il Basket Club Taranto di Carlo Parrini. Risiede a Brindisi ed opera sempre con efficacia nel campo cestistico.

Giuseppe “Ciccio” VITTI
E’ l’occasione per ricordare con struggente malinconia uno dei personaggi più cari al mondo cestistico, non soltanto tarantino. Cestisticamente, Ciccio Vitti è un “gemello” di Iaci e Russo. Svezzato alla pallacanestro da Tonino Tamborrino, ha giocato nell’Ina con i vari Tursi, Imbimbo, Fabrizio, Rondinelli, Sergio La Malfa, Rondinelli, Antonio Cuscela. Conseguito il diploma di maestro di sport, come giovanissimo aiuto-allenatore, è stato sulle panchine di squadre di serie A a Milano (con Tracuzzi, Sales, Guerrieri). Chiamato da Giancarlo Primo nel Settore squadre nazionali, ne è stato l’assistente. Come allenatore capo ha guidato la Nazionale juniores nei Mondiali del ‘79 in Brasile. Come i suoi due colleghi-amici, ha espletato vari incarichi per clinic e raduni a livello nazionale. Rientrato a Taranto, nell’anno sportivo 80-81 ha portato il Cras Taranto in A2. E’ stato quindi a Barletta per tre anni ed è tornato a Taranto per dare in Promozione provinciale un indirizzo tecnico preciso a giocatori bravi ma “goliardici” (per la spensieratezza con la quale affrontavano le partite) portandoli alla conquista della promozione in serie D. Chiamato a Catanzaro, portò una squadra femminile dalla B all’A2. Quando s’accingeva a guidare quella stessa squadra nel nuovo campionato, nell’autunno dell’86, a Messina, dov’era con la formazione calabrese per un torneo precampionato, Ciccio Vitti s’accasciò improvvisamente sulla panchina. Ha ritirato il volume il figlio Francesco .

Giuseppe “Pippo” RUNDO
Siciliano di nascita, ma tarantino di adozione, è il giocatore che ha dato più lustro al cestismo jonico. Una vita con i colori della Ricciardi, Rundo si è guadagnato la maglia azzurra con una progressione significativa. Con la casacca verde della Ricciardi, dai tempi del presidente Dario Perrucci a quelli di Giorgio Nicastro, dopo i primi raduni e i tornei internazionali ufficiali, è approdato nella nazionale sperimentale B e quindi nella rappresentativa che ha preso parte alle Universiadi di Budapest del ‘65. Dopo l’ingaggio da parte della Virtus Bologna, è stato chiamato da Nello Paratore nella massima rappresentativa azzurra, disputando i campionati mondiali in Uruguay nel ’67. Fu inserito nell’elenco dei 24 azzurrabili per le Olimpiadi del ’68. Complessivamente ha totalizzato 16 presenze in nazionale A, oltre a quelle nella nazionale B, nella nazionale militare e nella rappresentativa degli universitari. Giocando in serie A, è stato anche ritenuto a lungo dalla stampa specializzata dell’epoca uno dei giovani giocatori più interessanti: nella stagione sportiva 67.68, fu anzi considerato tra i top 30 del campionato di serie A. Risiede a Bologna.

Livio LA MALFA
Con lo scomparso fratello Giulio (che da parte sua ha raggiunto risultati di grande prestigio), ha iniziato a praticare la pallacanestro negli anni Trenta con i Ludi Juveniles, militando in diverse formazioni. Nel dopoguerra, smessa la maglia di giocatore, si è dedicato ai problemi organizzativi del cestismo tarantino, ricoprendo anche la carica di delegato provinciale della Federazione, subentrando a Peppino Bruno, il dirigente che ricostituì il tessuto organizzativo della pallacanestro tarantina.

Maria Cristina L’IMPERIO
Con la sorella Giuseppina, è sbocciata nel giardino del Cras di Dario Maggi. Ha giocato nella squadra che nell’anno sportivo 80-81, sotto la guida di Ciccio Vitti, è stata promossa in A2. Ceduta alla Virtus Bari, ha giocato varie stagioni in A1. Nell’anno sportivo 90-91 ha fatto parte della rappresentativa azzurra agli Europei di Atene. Rientrata a Taranto, dopo qualche anno, ha ripreso a giocare nella Cometti conseguendo una promozione in B. Ha lasciato il parquet da qualche anno.

Osvaldo DE CUIA
Uno dei cestisti che ha attraversato per lunghi anni, da protagonista, tutto il movimento sportivo tarantino. Nella pallacanestro, Osvaldo De Cuia (ovvero, il cavaliere) ha cominciato prestissimo. Già a metà degli anni Trenta era, con la Gil, sui campi, veloce tessitore delle manovre, suggeritore, animatore delle varie squadre. Durante il secondo conflitto mondiale ha prestato servizio militare in aeronautica, dove non ha interrotto la sua attività cestistica. Ha fatto parte della rappresentativa dell’Idroscalo Bologna di Taranto, una squadra di avieri-cestisti che nel 44-45 ha abbattuto consecutivamente 25 formazioni avversarie in tornei e gare amichevoli, durante la sospensione dei campionati per gli eventi bellici. In quella squadra ha giocato con l’amico Tonino Tamborrino e con un nucleo di giocatori triestini di stanza a Taranto, tra cui l’azzurrabile Miliani. Tornato in abiti civili, dopo aver giocato a Bari, Osvaldo De Cuia ha fatto parte delle squadre più prestigiose di Taranto, dalla Libertas (che condusse alla promozione in A2 ricavando il meglio dai vari Pulito, Pavone, Carrara, Serpino) alla Cestistica all’Ina in serie C, B e in quella che oggi si potrebbe chiamare A2. Ha allenato diverse formazioni. E’ stato promotore e quindi allenatore della squadra del Circolo Navalcral. Osvaldo De Cuia comunque non si è limitato alla sola pallacanestro. Ha trovato il tempo per dedicarsi al nuoto: nel ’48 ha vinto il titolo italiano di staffetta nei campionati del Csi; inoltre, nel calcio è stato guardalinee, cioè collaboratore (come usa dirsi ora) di Giovanni Sebastio, un altro cestista divenuto arbitro di serie A.

Rita “Gemma” CHILOIRO
Allieva di Dario Maggi nel Cras ruggente degli anni Sessanta-Settanta, nel ruolo di play, che ha sempre interpretato con effervescente estro, ha percorso una lunga e progressivamente felice stagione di successi personali fino alla maglia azzurra con la rappresentativa juniores, con la quale ha collezionato complessivamente 36 presenze. Ha preso parte gli Europei juniores di Vigo in Spagna. Ha giocato in serie a Bari, Avellino e Caserta. Ha concluso l’attività cestistica a Bari.

Sig.ra Gemma CANDIDA DE MATTEO COMETTI
Si è dedicata da giovanissima alla pallacanestro. Ha percorso una lunga strada agonistica insieme con l’indimenticabile Milena Pollina, il personaggio più illustre dello sport jonico nel settore femminile, e con la Convertino. Anche dopo il secondo conflitto mondiale, ha preso contatto col basket giocando nell’Audace-Operto allenata da Ottavio Caroli, la squadra rivale della Libertas Taranto. Nel suo palmares, un secondo posto nei campionati nazionali Uisp del ’47.

Sig.ra Giovanna MONTANUCCI DE FRANCESCO
E’ stata tra le prime ragazze ad accostarsi alla pall-al-cesto. Faceva parte del gruppo di quelle temerarie ragazze che praticavano anche l’atletica leggera e la ginnastica. Prime competizioni agonistiche i ludi juveniles, occasione anche per vivere una vita di gruppo. Con altre…ardimentose amiche si cimentò con successo col pesante, ingombrante pallone di cuoio da spedire a fatica nel canestro: autentica pioniera della pallacanestro insieme a Mainini, Noia ed altre ritratte in una sbiadita foto d’epoca inserita nel volume. Successivamente, da docente di educazione fisica, seppe trasmettere la passione per la pallacanestro alle sue alunne nei lunghi anni trascorsi ad insegnare nei licei e negli istituti della città.





"Il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati
ma nel tendere continuamente alla meta"

San Bernardo